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Venerdì 27 Febbraio 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Perché abbiamo bisogno di Sanremo?

di Federica Giusti - Venerdì 27 Febbraio 2026 ore 08:00

Ogni anno, puntuale, arriva il Festival di Sanremo. E’ una certezza. Una delle poche in effetti in questi tempi un po' incerti.

E, come sempre, non arriva da solo, ma accompagnato da polemiche, meme, pagelle improvvisate, discussioni infinite, gruppi vari del Fantasanremo. C’è chi lo ama e chi dice di non guardarlo, anche se poi tutti sanno tutto!

Ma qual’è la spiegazione psicologica del fatto che in questa settimana, volenti o nolenti, la parola Sanremo è sulle bocche di quasi tutti noi? Secondo me, al di là delle canzoni e delle classifiche, Sanremo è qualcosa di più profondo: è un rito collettivo, al pari dei mondiali di calcio per certi aspetti (e chi scrive odia il calcio!).

Gli esseri umani hanno sempre costruito rituali: feste, celebrazioni, momenti condivisi. La ritualità crea coesione, riduce l’incertezza, dà struttura al tempo. In un mondo frammentato e accelerato, sapere che “è la settimana di Sanremo” diventa una cornice familiare, qualcosa che unisce, che dona senso di appartenenza, che favorisce stabilità. Tutti sincronizzati su qualcosa di condivisibile, se pur ognuno dal suo comodo divano.

È un’esperienza sincronizzata. E la sincronizzazione sociale genera appartenenza.

E poi Sanremo è leggero, talvolta naif, talvolta più profondo, ma aiuta a creare una sorta di regolazione emotiva.

In un periodo storico segnato da incertezze e pressioni, il cervello ha bisogno di pause. Momenti in cui non deve difendersi o risolvere problemi, ma può concentrarsi su aspetti apparentemente marginali. Una leggerezza vissuta come forma di recupero per menti stanche.

Il palco diventa uno spazio di proiezione. Ci identifichiamo negli artisti, nella loro vulnerabilità, nelle loro emozioni visibili. Oppure ne prendiamo le distanze, quando ci irritano o ci infastidiscono. Siamo liberi di esprimerci perché quella distanza è protettiva, catartica quasi. Senza diventare leoni da tastiera pronti ad inveire, siamo tutti “semplici” esseri umani che pensano e commentano.

E stare lì, fermi, per ore, ci rallenta. E abbiamo bisogno di leggerezza tanto quanto di lentezza, abituati ai ritmi frenetici delle nostre esistenze.

Forse non abbiamo bisogno di Sanremo in sé. Abbiamo bisogno di ciò che rappresenta: un respiro collettivo. Una pausa leggera nelle nostre vite complesse. Un ristoro per la nostra mente abituata a pensare ai problemi.

Perché Sanremo è Sanremo! E comunque vada sarà un successo!

Federica Giusti

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