Un'ora sola ti vorrei
di Nicola Belcari - Giovedì 08 Ottobre 2026 ore 08:00

Quando si verifica che si sia afflitti da un problema sociale che ha la consistenza di un fenomeno viene chiamata in causa la scuola. Come se fosse la panacea, come se le influenze ad essa esterne non fossero mille volte più forti.
Un’ora di educazione civica è invocata per spiegare ai discenti che è sbagliato uccidere una donna, picchiare un senza casa, incendiare un bosco.
Un’ora di educazione sessuale o all’affettività è utile, non si discute; un’ora di educazione alimentare anche, contro vari disturbi; un’ora di cucina farebbe comodo: cuocere un uovo al tegamino non è semplice come si potrebbe pensare, se vogliamo un risultato perfetto; come fare il tè a regola d’arte. Un’ora di educazione stradale… allora? Niente di più opportuno viste le cifre: morti e feriti sono numeri di una guerra. E quante altre ore…
A questi aspiranti pedagogisti, educatori, nonché statisti, sfuggono alcune considerazioni.
A un’ora settimanale si contrappone la diseducazione acca 24 (a turno) di alcune tivvù, di social, di ambienti sociali deleteri.
L’educazione si forma per una maturazione filtrata dalla cultura: più si conosce, più si ama l’arte, la letteratura, il pensiero filosofico, la scienza più è probabile si formi una morale personale e l’idea di un’etica pubblica. Lo studio e il sapere vanno di pari passo con lo spirito critico e la capacità di ragionare e scegliere il meglio e il giusto.
Un’ora la settimana è sottratta a un’altra disciplina magari già trascurata… non sarebbero più utili un miglioramento dei programmi televisivi e una diversa strutturazione e un aggiustamento di quelli scolastici?
“Un’ora sola ti vorrei …”. Quando quel cantante limitava la sua richiesta a un’ora, però evidentemente decisiva, chissà cosa m’ero immaginato… si trattava di educazione civica.
Nicola Belcari







