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Domenica 12 Luglio 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

I nomi

di Marco Celati - Domenica 12 Luglio 2026 ore 07:30

Ho un sonno psicotico, non profondo, leggero, in fase REM, quando dice si muovono rapidi gli occhi sotto le palpebre chiuse. Come se seguissero la vita che facciamo da svegli. Noi non sappiamo quello che succede dormendo e forse non lo sappiamo nemmeno da svegli. Però se il sonno è leggero il risveglio può essere facile e improvviso e allora ricordi. L’altra notte in sogno con un amico di vecchia data e ormai lontano, parlavamo del più e del meno. Forse dei nomi e del loro significato, perché l’amico alla fine ha introdotto un’avversativa e se n’è uscito con: “ma il nome più bello è Celinda”. Al che mi sono messo a ridere e mi sono svegliato di soprassalto. Ho controllato il significato del nome Celinda e dice che deriva ovviamente da “cielo”. Céline en français, richiama un controverso scrittore francese e la cantante canadese Céline Dion. Evoca ancheCielito lindo, una canzone popolare messicana. Che poi la Sierra Morena di cui parla la canzone sarebbe in Spagna e “cielito lindo” credevo che alla lettera riguardasse il cielo e invece è un vezzeggiativo rivolto all’amata. Volatilità delle metafore! Comunque sì, il nome più bello è indubbiamente Celinda, che oltretutto fa rima con Gelinda, la gelida e Belinda, la bella. E Wikipedia, dove troviamo solo ciò che cerchiamo, arbitrariamente, ma non senza ragione, scrive che a suo giudizio, altrettanto bello è il nome Sofia, che significa “saggezza”. Però l’amico ha avuto un figlio maschio e l’ha chiamato Cesare. Ma non per Giulio Cesare e il cesarismo dei dittatori, per il nome del nonno e l’amore dei genitori.

Il nome Israele ha origine bibliche e significa “colui che lotta con Dio”. Forse anche contro, ma soprattutto insieme o per Dio. Che, detto così, pare brutto, ma è così. Infatti vuol dire anche “Dio combatte e governa”. Il nome del patriarca ebraico, Giacobbe, invece significava “soppiantatore” per aver sottratto la primogenitura al fratello Esaù. Sostenuto un conflitto interiore con la divinità, forse un angelo o Dio stesso, il patriarca chiese e ottenne il perdono e la benedizione, riconciliandosi con il fratello. Per questo, secondo la Genesi, fu chiamato da Dio, “Israele” e i suoi discendenti, figli d’Israele, formarono il popolo ebraico. Il Dio del Vecchio Testamento dispone di noi, incute timore, combatte e governa e a noi è occorso il Vangelo per avere un Dio compassionevole, di libertà, di pietà e d’amore.

Gli ebrei, secondo la Bibbia e la storia, sono stati un popolo benedetto da Dio e maledetto dagli uomini. Se penso ad Israele oggi dovrei parlare solo del governo di un paese, ma non so quanto sia meno colpevole il presidente laburista Herzog del macellaio del Likud, il primo ministro Netanyahu. E aggiungo che se un popolo che ha sofferto discriminazioni, vessazioni, deportazioni -come chi si oppose al nazismo e al fascismo- e infine ha subito il genocidio, se questo paese non si rende conto che, con il suo governo, sta imponendo le stesse atroci misure e soluzioni ad un altro popolo, quello palestinese, significa una cosa terribile. Auspichiamo da sempre la formazione di due stati per due popoli, Israele e Palestina, condannando l’espansionismo israeliano, senza indulgere ad alcuna concessione verso il terrorismo e l’antisemitismo. Ma il belligerante disordine mondiale imposto dal fascismo eterno di Trump, nonché la politica genocidiaria di Netanyahu e lo zarismo sovietico di Putin, penso siano la dimostrazione più evidente che il male non è così banale, come sosteneva Hannah Arendt. Non è dovuto solo all’ottusa obbedienza, all’estesa indifferenza e all’assenza di un pensiero critico o di empatia. Il male non sta solo in superficie, diffondendosi come un fungo epidermico che attecchisce facilmente al di là del nostro giudizio. Il male è purtroppo più profondo e radicale e può coinvolgere l’intimo animo umano. Perfino incistarsi nei vari fanatismi religiosi e nelle teocrazie, come in Iran o in Afghanistan.

Non è detto che chi abbia subito il male da debole non lo riproponga da forte, anche oltre la vendetta, e nemmeno è detto che ciò riguardi un Dio o un demone, semmai Caino e Abele, gli uomini. La vendetta non riguarda il Vangelo che la supera, semmai, occhio per occhio, dente per dente, come “giustizia proporzionale”, il Vecchio Testamento o gli altri sacri testi religiosi primigeni. Ma questa considerazione e riproposizione del male significa che l’umanità non è redimibile una volta per tutte. Non impara da sé, né dalla storia e a volte nemmeno dalla fede. Così il male e l’odio tendono a riprodursi a fondo, facendo parte di noi. E ciò costituisce la tragedia intorno a cui ciclicamente il mondo s’involve. La speranza che resta e va coltivata è che altrettanto profondi possano essere il bene, l’amore e il loro potere. E che noi si sia davvero dotati di libero arbitrio e lo sappiamo usare.

Chissà se i nomi contengono il destino o sono conseguenza delle cose, come sostenevano i latini. D’altra parte è proprio dell’uomo dannarsi, liberarsi e sperare. Per questo i genitori un tempo chiamavano le figlie Speranza, i figli Libero, e oggi un po’ meno. Oppure le battezzavano Sofia, confidando nella loro saggezza e sapienza. Magari come Goliarda, scrittrice e partigiana, che Sapienza faceva di cognome e di fatto. Ci sono invece genitori che sfidano la Cabala e, sprezzando il fato, chiamano il figlio Paolo, paulus, piccolo, umile. Vuoi mettere con Marco, che cela il riferimento a Marte, il dio guerriero? O Massimo, peraltro l’amico più caro e anzitempo scomparso. No, Paolo è rotondo e cristianissimo, minore, da poco, poca roba. “Roba mia, vientene con me!”. È “il mio sacro poco” con cui riconciliarsi, attribuito per errore, ma non a torto, a Pasolini. Lui però, non poco, anzi tanta roba! E comunque Paolo, se non fosse per il “Pier”.

Buona domenica e buona fortuna.

Marco Celati

Pontedera, 12 Luglio 2026

“La banalità del male”, Hannah Arendt

“La roba”, Giovanni Verga

“Elogio della sconfitta”, Rosaria Gasparro

“Cielito lindo”, interpretazione di Gabriella Ferri

https://youtu.be/zIfBIwRjCN0?si=egv5N_lvedtSBorS

“The power of love”, Celin Dion

https://youtu.be/8noF9djRNzI?si=BtZ3KFm_aVTMk8Na

Marco Celati

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