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giovedì 03 dicembre 2020

STORIE DI ORDINARIA UMANITÀ — il Blog di Nicolò Stella

Nicolò Stella

Nato in Sicilia si è trasferito a Pontedera a 26 anni e ha diretto la Stazione Carabinieri per 27 anni. Per sei anni ha svolto la funzione di pubblico ministero d’udienza presso la sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Ora fa il nonno e si dedica alla lettura dei libri che non ha avuto tempo di leggere in questi anni.

​La corniciaia e il mafioso

di Nicolò Stella - lunedì 16 novembre 2020 ore 16:00

Il Tenente chiamò il maresciallo e gli disse che, da li a poco, sarebbe giunta una persona - “un tuo paesano” – ricordando le origini siciliane del sottufficiale. Qualche minuto dopo entrò in ufficio un uomo dalla capigliatura inspiegabilmente bionda per essere un siciliano.

Il Maresciallo riconobbe l’uomo ma non gli andò di chiamarlo - “pentito” - perché reputava che tutto l’equivoco nascesse proprio dall’avere denominato - “pentiti” - questi soggetti; il suo giudizio di siciliano era chiaro: “era solo un criminale che aveva fatto una valutazione di opportunità”.

Il Tenente li presentò. Entrambi della stessa età e siciliani, messi di fronte, si guardarono a lungo e compresero che non vi poteva essere alcuna intesa. Le scelte di vita erano state opposte ancor prima dell’arruolamento nell’Arma e ancor prima dell’ingaggio nel clan dei corleonesi. In ogni caso compresero che dovevano rispettare la tregua, e quel rigore sorto fra i due li portò a tralasciare la stretta di mani; tutti e due capirono che non era opportuno.

Il Tenente era troppo occupato ad ammirare con ossequio l’uomo che gli stava di fronte per poter capire le tonnellate di offese che i due, con lo sguardo, si erano riversati addosso. La presenza di diversi carabinieri nella stanza non gli impedì di parlarsi quasi in segreto. Alla fine l’ospite si alzò, allungò la mano verso i presenti, indirizzò lo sguardo in direzione del maresciallo, si soffermò a parlare nuovamente con il Tenente e fece per andare via, ritenendo di avere salutato tutti; tutti, tranne uno.

Il Tenente spiegò che l’uomo si era rivolto a Lui affinché conciliasse una lite commerciale sorta con una artigiana del luogo alla quale aveva consegnato, per incorniciare, due stampe regalategli da un esponente della “triade cinese”. Una delle due era andata smarrita e questo aveva fatto infuriare il “pentito” che non avendo trovato soluzione diversa, decideva di rivolgersi al suo referente.

Il Maresciallo capì che il suo intervento non era finalizzato al rintraccio della stampa ma a tutelare la negoziante, perciò si recò nella bottega facendosi raccontare della donna l’accaduto. La corniciaia riferì che in negozio si presentarono due uomini, uno di essi era stato riconosciuto come brigadiere dei Carabinieri e anche l’altro che lo accompagnava: - "quello con i capelli biondi" - aveva detto di essere un carabiniere.

“Il biondo” le aveva lasciato una stampa cinese che era stata regolarmente incorniciata secondo le indicazioni del cliente. Alla data di consegna la corniciaia, contenta di avere fatto il suo lavoro, gliela mostrò con orgoglio chiedendo se era di suo gradimento. L’uomo chiese subito della seconda stampa ma con stupore la corniciaia rispose di averne ricevuta solo una e quella aveva incorniciato.

“Il biondo” da subito si mostrò sgarbato e minaccioso intimando alla donna di cercare immediatamente la seconda stampa. La negoziante, ancorché contrariata per i modi scortesi, si metteva alla ricerca della stampa mancante anche dietro il banco dove di consueto appoggiava il lavoro da eseguire.

“Il biondo” proseguì nelle sue elucubrazioni intimidatorie chiedendo che venissero effettuate nuove ricerche e nel medesimo tempo la spaventava con cronache del suo paese dove, raccontava: “un negozio di cornici ha lo stesso costo di un accendino”.

Lasciando poi la bottega con il proposito di ritornare.

La corniciaia fu tranquillizzata non solo dalla presenza del maresciallo ma soprattutto dall’assicurazione che “il biondo” non sarebbe più ritornato. La stessa domandò più volte, chiedendo conferma, sull’appartenenza del “biondo” all’Arma.

Il maresciallo le rispose sempre in modo sfuggente, tanto da non accontentare sufficientemente la sua curiosità, ma nello stesso tempo raggiunse il suo scopo che era quello di averla rasserenata.

La donna, anche lei di origine siciliane, si tranquillizzò; ma appena il maresciallo accennò a un saluto di congedo, la signora quasi a togliersi un nodo che teneva da tanto tempo dentro di se, disse:

“maresciallo non so se quella persona fosse realmente un suo collega ma con me si è comportato da vero mafioso.”

Nicolò Stella

Articoli dal Blog “Storie di ordinaria umanità” di Nicolò Stella

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