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Attualità mercoledì 22 luglio 2020 ore 17:20

Santuario dei Cetacei ma i pesci mangiano plastica

Hanno ingerito fibre tessili e microplastiche di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, sono i pesci presenti nelle acque del Tirreno centrale



TOSCANA — Il 35 per cento dei pesci e degli invertebrati raccolti nel Tirreno centrale, ha ingerito fibre tessili e microplastiche di dimensioni inferiori ai 5 millimetri e le frequenze maggiori di ingestione in specie provenienti dalle isole dell’Arcipelago Toscano, provengono dall’area del Santuario dei Cetacei. L'allarme è diretta conseguenza dei risultati della ricerca diffusa oggi da Greenpeace, Università Politecnica delle Marche e Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova.

Pesce azzurro plastificato, questa la dieta mediterranea che rischierebbero gli italiani se non fosse che le plastiche restano nell'intestino dei pesci eviscerati. Sono stati esaminati in laboratorio oltre 300 organismi rappresentativi di diverse specie di pesci e invertebrati consumati abitualmente sulle nostre tavole come cozze, scampi, scorfani, acciughe e sgombri.

“I risultati confermano che l’ingestione di microplastiche da parte degli organismi marini è un fenomeno diffuso e sottolineano la rilevanza ambientale di questa contaminazione. La frequenza di ingestione maggiore in organismi che vivono a stretto contatto con i fondali conferma come i sedimenti possano rappresentare un comparto importante di accumulo della plastica e microplastica immessa in mare. I dati confermano la presenza di microplastiche in specie marine che consumiamo quotidianamente. Il Santuario dei Cetacei è interessato da questa minaccia, in misura anche maggiore di altre aree campionate. D’altronde, a distanza di cinque anni, decine di tonnellate di rifiuti in plastica si trovano ancora su questi fondali. Il rischio è che le balle si deteriorino, trasformandosi in microplastiche e aggravando la contaminazione. Bisogna intervenire subito per rimuoverle” ha spiegato Stefania Gorbi, docente di Biologia Applicata alla Università Politecnica delle Marche.

I dati sono peggiorati rispetto al 2017 quando la percentuale era del 30 per cento, oggi punte del 75 per cento sono nei campioni provenienti dalle isole dell’Arcipelago toscano, nell’ordine Giglio, Elba e Capraia, mentre le frequenze più basse sono state riscontrate nei campioni raccolti in Sardegna e limitrofe al porto di Olbia.

Le specie quali gallinella, scorfano, pagello fragolino, razza, che hanno una stretta relazione con l’ambiente di fondo dove si alimentano, presentano le frequenze di ingestione di microplastiche maggiori rispetto alle specie pelagiche, in quasi tutti i siti indagati.

In queste settimane ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e del CNR-IAS di Genova stanno svolgendo insieme a Greenpeace, con la nave Bamboo della Fondazione Exodus, la spedizione “Difendiamo il mare” in cui stanno eseguendo indagini approfondite sulla presenza di microplastiche e fibre in campioni di acqua e specie marine che vivono a contatto con i fondali dell’Arcipelago Toscano.



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