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Attualità sabato 27 giugno 2020 ore 08:00

La foca monaca e l'area marina protetta

Cala Rossa, Isola di Capraia

La presenza della foca monaca a Capraia per Legambiente è un motivo per ribadire l'appello all'istituzione dell'area marina protetta dell'Arcipelago



ISOLA DI CAPRAIA — "L’autorevole conferma da parte dell’Ispra che la foca monaca ha fatto ritorno a Capraia e nell’Arcipelago Toscano – dove era stata sterminata negli anni ’50 e ’60, ma dove alcuni esemplari avevano resistito fino agli anni ’70 e forse ’90 – è un’ottima notizia per il Santuario internazionale di Mammiferi Marini Pelagos, - si legge in una nota di Legambiente -  per il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e per Capraia, che quest’anno ha per la prima volta ottenuto le 5 Vele di Legambiente e Touring Club proprio grazie all’istituzione dell’Area marina protetta che, dal lontanissimo 1982, aspetta di essere istituita anche nelle altre isole dell’Arcipelago".

"Il ritorno della foca monaca a Capraia – dice Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – dimostra che l’istituzione di un’Area marina protetta gestita con la collaborazione della popolazione e degli operatori turistici ed economici come a Capraia, riesca in pochi anni a far rinascere la vita marina, fino ad attirare un predatore al vertice e il più raro mammifero marino del Mediterraneo. Dispiace che tutto questo sia stato messo a rischio dallo sconsiderato gesto di chi si è infilato con la propria imbarcazione per il trasporto dei turisti nella grotta frequentata dalla foca e bene ha fatto il Parco Nazionale a inasprire le misure di tutela per tutelare la tranquillità di un animale raro e prezioso. Ma la foca parla anche al Ministro dell’Ambiente e ai riottosi sindaci dell’Arcipelago e dice loro che è l’ora di porre fine al vero e proprio scandalo internazionale di un’Area marina protetta che aspetta di essere istituita "solo" da 38 anni. Dopo aver disatteso gli impegni presi a livello europeo e internazionale sulla protezione del mare – a partire dall’istituzione delle Aree marine previste dalle leggi vigenti – l’Italia ora non può disattendere la Direttiva Ue sulla biodiversità e le amministrazioni locali non possono far finta di avere anche loro obblighi in questo senso. Il ministro dell’Ambiente riavvii subito l’iter per l’istituzione dell’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano".

Legambiente sottolinea come l'Arcipelago toscano negli ultimi anni sia costellato dalla presenza di cetacei, balenottere e dalla tartaruga marina che per ben due anni di fila ha nidificato su due spiagge elbane

"La meravigliosa foca monaca di Capraia ci dice che il nostro è un mare ancora in salute, ma in difficoltà – conclude Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana – che va difeso dai bracconieri, dagli inquinatori e da chi vuole continuare a sfruttarne le risorse senza criterio. Ci dice che il mare dell’Arcipelago Toscano va difeso per salvaguardare e valorizzare la piccola pesca costiera e un turismo attento all’ambiente, resiliente, che è il turismo del futuro e senza il quale le isole rischiano di non avere futuro. L’area marina protetta, come dimostrato proprio da Capraia che fu la roccaforte degli antiparco, trasforma i vincoli in tutela attiva e occasioni di nuova economia, consegna la gestione del mare a chi ci vive e lavora, per questo è arrivato il momento di istituire finalmente l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano, di sanare un lunghissimo scandalo politico e amministrativo che non fa onore a chi amministra le nostre Isole e all’Italia. Per questo chiediamo a tutti di firmare su change.org la petizione "Area Marina Protetta Arcipelago Toscano: un mare di opportunità" che ha già raggiunto le 5.500 firme".



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