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Attualità giovedì 22 aprile 2021 ore 06:00

Un comitato per eradicare i cinghiali all'Elba

Il comitato ha prodotto una serie di documenti attraverso i quali chiede alla politica di intervenire in modo concreto sulla questione



ISOLA D'ELBA — "Dopo decenni di fallimentare politica di "contenimento" del cinghiale alloctono sul nostro territorio crediamo sia urgente attivarsi per attuarne l'eradicazione. Nella realtà una subdola e non dichiarata eradicazione è in atto: molte specie (anche rare) stanno scomparendo per la pressione esercitata dal cinghiale, estraneo agli equilibri ecologici; attività agricole marginali sono abbandonate, la trama secolare dei muretti a secco cancellata (non viene risparmiata nemmeno la villa Romana delle grotte). E’ in atto da decenni una progressiva perdita di biodiversità, paesaggio, vitalità agricola, stabilità idrogeologica, trama sentieristica che oggi non possiamo più permetterci".

Si apre così una nota a firma del Comitato Eradicazione Cinghiale Isola d'Elba, che spiega come "Nell’ultimo anno alcune realtà elbane si sono attivate per approntare un articolato documento sul drammatico argomento che coinvolge direttamente, a vario titolo, gran parte della comunità elbana. In allegato troverete il risultato di questo lavoro in versione sintetica. Quella integrale la trovate qui".

Il Comitato ha anche prodotto una petizione per favorire la discussione e per interagire con le istituzioni.

Si tratta di uno "studio propedeutico ad una iniziativa rivolta ai decisori (Regione Toscana in primis) e volta al raggiungimento dell'obiettivo, con il coinvolgimento attivo della società elbana a partire dalle aziende agricole, le imprese turistiche e commerciali, le associazioni di categoria, le associazioni e i gruppi attivi a vario titolo sul territorio. Da troppi anni si discute di cinghiali in balia di argomenti precari, non sempre corrispondenti alla realtà, comunque inconcludentemente". 

"Noi - proseguono dal comitato - riteniamo che il momento sia favorevole ad una necessaria e non più rinviabile assunzione di responsabilità da parte di amministrazioni locali e nazionali al fine di porre termine allo scempio in atto. Le isole sono particolarmente vulnerabili sul versante estinzioni e il processo avviato con l’immissione (per soli scopi venatori) del cinghiale sull’Elba ha raggiunto intensità non sostenibili. Un animale ottimizzato dall'azione umana di selezione e incrocio pro-venatoria, più adattabile e con maggiore capacità riproduttiva. Maggiori dettagli li troverete nei materiali allegati. Riteniamo di aver dimostrato che il cinghiale è incompatibile con la biodiversità elbana. Sono infatti numerosi gli habitat e le nicchie ecologiche alterate, molte sono le specie che si sono rarefatte, diverse quelle che sono prossime o si possono considerare virtualmente estinte. Ci sono ancora i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali in un contesto in cui quasi tutte le strade attraversano macchia o boschi sovraffollati di cinghiali".

"La letteratura scientifica disponibile - secondo il comitato - non conosce alternative all’eradicazione del cinghiale nei contesti insulari ad elevata biodiversità dove questo animale non si è coevoluto e si comporta come specie invasiva. Per questa ragione chiediamo l'eradicazione del cinghiale, la cancellazione dell’Area Vocata per il cinghiale improvvidamente stabilita dalla Regione e lo stralcio dell’Elba dal Piano Faunistico-Venatorio regionale, con realizzazione di uno studio e di un piano adatto ad un’isola. Non ha alcun senso uniformare la pianificazione faunistica dei contesti insulari con quella dei contesti continentali. Siamo isola, abbiamo peculiarità uniche nel contesto regionale e nazionale, un’elevata biodiversità e una maggiore vulnerabilità da specie alloctone; abbiamo inoltre un tessuto socio-economico che vive del capitale naturale, di questa meravigliosa isola. Qui, in quanto isola, sono possibili cose altrove impossibili".

"Siamo consapevoli che l'animale, proiettato dentro un ambiente ad esso non correlato, al solo scopo di divenire oggetto venatorio, è la prima vittima di questo stato di cose. Si impone l'opportunità di individuare metodologie di intervento che riducano al minimo la sofferenza animale", conclude il comitato.

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