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Attualità Sabato 17 Gennaio 2026 ore 12:50

Un'allegra fattoria con 500mila mucche, pecore e maiali

mucche

Alla popolazione di animali da reddito si aggiungono i pet presenti in almeno 700mila famiglie toscane. Leggenda e riti per Sant'Antonio abate



TOSCANA — La Toscana? Un'allegra fattoria popolata da 500mila fra mucche, pecore, capre e maialini. E se si pensa che ad essi si aggiungono i pet che vivono stabilmente in almeno 700mila famiglie, ecco completo il quadro sulla presenza degli animali nel territorio regionale come compagni di vita e di lavoro. I numeri arrivano dal Coldiretti Toscana in occasione della ricorrenza, oggi, di Sant’Antonio Abate, santo protettore degli animali e delle campagne.

"Nonostante le difficoltà che la zootecnia sta attraversando tra rincari energetici, ricambio generazionale faticoso, emergenze sanitarie (epizoozie), l’ultima la peste suina africana fino alla minaccia della carne sintetica - riporta Coldiretti - sono 500mila gli animali tra mucche, pecore e maiali che vivono nella fattoria toscana. Il settore, con 500 milioni di euro di valore alla produzione, è un pilastro del Pil agricolo regionale incidendo per il 15%".

Non solo: "In Toscana sono almeno 700mila le famiglie che convivono in casa con un animale (42,7%), un numero in costante salita". 

In tutto ciò, Coldiretti mette l'accento sul ruolo fondamentale degli allevatori per la produzione di alimenti di qualità come carne, latte e uova, ingredienti chiave della Dieta Mediterranea, per la sopravvivenza delle comunità montane, la conservazione della biodiversità e la tenuta idrogeologica delle zone più interne. 

La notte in cui gli animali parlano tra loro

La ricorrenza di Sant’Antonio Abate proviene dalla leggenda contadina che affonda le sue radici niente meno che nel IV secolo, e che vuole che nella notte tra il 16 e il 17 Gennaio gli animali possano parlare tra loro, un evento considerato di buon auspicio solo se non ascoltato dagli uomini, che dovrebbero restare lontani dalle stalle. 

La tradizione deriva dall'antico usanza di allevare un maiale (il “maialino di Sant'Antonio”) per i monaci antoniani, simbolo della connessione tra il santo e la vita rurale.

E' diffusa anche nelle comunità rurali della Toscana l'antica tradizione di benedire gli animali da reddito, ma la crescente affezione per gli animali domestici ha progressivamente portato la festa dalle campagne e dalle stalle nelle chiese di città e piazze, coinvolgendo tantissime famiglie che partecipano insieme ai loro gatti, cagnolini, pappagalli, criceti ma anche specie esotiche alle celebrazioni di Sant’Antonio organizzate dalle comunità parrocchiali.


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