Il Centro recupero fauna selvatica Lipu Cruma di Livorno chiude il 2025 con un record di pazienti: 6.281 animali selvatici ricoverati, il numero più alto di sempre.
La maggior parte dei ricoveri ha riguardato uccelli, per un totale di oltre 5500 esemplari, 4700 dei quali appartenenti a specie protette tra cui la rarissima Cannaiola di Jerdon, la Berta maggiore, il Marangone dal ciuffo e, per la prima volta in Italia, un esemplare di Sciabica minore.
In tutto sono state 115 le specie di uccelli in cura nel centro. Non meno importante il lavoro sui mammiferi, con la gestione di 22 specie, include sei diverse specie di pipistrelli, come il raro Molosso di Cestoni e il Vespertilio smarginato.
L’attività si è intensificata nei mesi tardo-primaverili ed estivi, periodo in cui tradizionalmente si registra il picco di ricoveri di piccoli appena involati o in fase di svezzamento, con il Rondone comune a fare da traino. Un dato interessante, e probabilmente legato ai cambiamenti climatici, è la presenza di questi giovani animali anche in periodi dell’anno insoliti, segno di una possibile alterazione dei cicli riproduttivi di alcune specie.
Per un terzo dei pazienti, la causa del ricovero non era unica: a un trauma o a una debilitazione si aggiungevano complicazioni come ferite da arma, intrappolamento o malattie, che hanno reso le cure mediche più complesse e, in molti casi, influenzato negativamente le possibilità di salvezza.
Gli animali consegnati direttamente al centro dai cittadini sono stati quasi 3000. Un gesto di responsabilità che si affianca al sistema di soccorso attivato dalla Lipu, che ha permesso di recuperare oltre 2.400 esemplari nei territori convenzionati.
Nel centro opera un direttore sanitario affiancato da una equipe di cinque medici veterinari, che lavorano a stretto contatto con 130 volontari, molti dei quali ricoprono più ruoli, dalla gestione dei pazienti al soccorso sul territorio.
L’impegno è senza sosta: per sette mesi all’anno, l’attività si protrae dalle prime ore del mattino fino a mezzanotte, con la necessità di monitoraggi notturni per i casi più gravi. Il risultato è un impegno complessivo che ha superato le 25mila ore di cure, 5mila ore di soccorso e oltre 46mila chilometri in lungo e in largo tra le province di Livorno e Pisa.
Un lavoro di squadra che permette di raggiungere un tasso di liberazioni che, se si escludono i casi di animali giunti già in condizioni disperate, sfiora il 60%.
Il dialogo con la comunità è intensissimo, testimoniato da 15.000 telefonate e da un numero impressionante di interazioni via Whatsapp, quasi 92.000, uno strumento che si è rivelato fondamentale per fornire prime indicazioni e per evitare, in circa 500 casi, ricoveri impropri. Grazie a questo strumento è stato possibile risolvere tante piccole situazioni di difficoltà degli animali direttamente sul posto.