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lunedì 17 dicembre 2018

Attualità sabato 04 agosto 2018 ore 16:48

Trovate altre 6 tartarughine sotto la sabbia

Dal nido di Rimigliano (Foto Arpat)

Visto l'andamento discontinuo delle nascite, il nido di tartaruga a Rimigliano è stato aperto. Ecco cosa hanno scoperto



SAN VINCENZO — Dal nido di tartaruga Caretta caretta a Rimigliano sono nate 58 tartarughine. Dopo 7 giorni dalla prima emersione che ha portato una prima ondata di 45 esemplari raggiungere il mare, nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 Luglio gli esperti che stanno sorvegliando h24 il nido lo hanno scavato.

Una decisione necessaria, presa dal momento che l'andamento delle nascite sembrava un po' troppo lento, ed essendo già trascorsi diversi giorni dalla prima schiusa (e 54 giorni dalla deposizione delle uova). Ascoltato anche il parere di tutti i componenti tecnici, la rete di Osservatorio Toscano Biodiversità (Otb), con il coordinamento di Regione Toscana, in tarda serata si è preceduto con l'apertura del nido. 

Hanno collaborato i tecnici di Arpat, Università di Siena, Parco della Maremma, associazione Tartamare e Wwf con la supervisione del coordinatore di Otb e del Capo di Gabinetto dell'Assessore all'Ambiente della Regione Toscana, alla presenza di numerosi volontari che in questi giorni si sono alternati in maniera continua nella sorveglianza e presidio del nido.

Come è stato illustrato in una nota Arpat (l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), all'interno del nido sono stati ritrovati numerosi gusci rotti e vuoti, da cui sono uscite le tartarughe vive emerse dalla sabbia (60 per la precisione), 6 tartarughine ancora vive, alcune uova integre non schiuse e diverse tartarughe morte ancora in parte all'interno dell'uovo.

In totale questo nido era costituito da 103 uova dalle quali sono nate 58 tartarughe ed il suo successo riproduttivo sì attesta quindi intorno al 56 per cento. Rispetto ai nidi toscani degli altri anni i numeri non sono molto alti ma nel complesso l'andamento di questo nido si può ritenere soddisfacente.

Tutto il materiale raccolto sarà consegnato ai veterinari dell'IZSLT di Pisa, hanno spiegato dall'Arpat, che eseguiranno esami anatomo patologici, virologici e batteriologici per cercare di capire quale può essere stata la causa di una così alta mortalità all'interno della camera del nido. Utili le analisi per le comparazioni con le precedenti nidificazioni toscane.



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