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martedì 16 ottobre 2018

Attualità venerdì 04 maggio 2018 ore 14:00

Le api dell'Elba godono di ottima salute

Le api degli alveari elbani di Alessandro Ballini

Controtendenza rispetto al resto della Toscana grazie a microclima dell'isola e fioriture fuori stagione. Ce lo conferma noto produttore di miele



CAVO — Sarà un caso che Napoleone Bonaparte avesse scelto proprio delle api (tre, per l'esattezza) per realizzare la bandiera dell'Isola d'Elba, di cui esattamente 204 anni fa, il 4 maggio 2014, divenne Imperatore a seguito del trattato di Fontainebleau. Quelle api, simbolo dell'operosità della gente dell'isola, oggi dimostrano di godere ottima salute, al contrario di quanto accade alle loro sorelle che cercano di sopravvivere, nel resto della Toscana ed ormai in tutta Italia, all'insidia dei pesticidi e all'inquinamento atmosferico crescente.

Qualche giorno fa, in occasione di una conferenza tenuta dalla Regione per presentare i numeri della apicoltura toscana per l'anno 2017, gli esperti che hanno parlato di crisi della produzione di miele a causa della prolungata siccità, dei cambiamenti climatici e dei fattori inquinanti che mettono a rischio la sopravvivenza delle api, hanno confermato che l'unico dato in controtendenza arriva proprio dall'Isola d'Elba. Ne abbiamo chiesto ulteriore conferma ad Alessandro Ballini, il più importante produttore di miele dell'isola d'Elba, che ha ereditato passione e professione dal padre Roberto, ex ciclista professionista su strada vincitore di una storica tappa al Giro d'Italia nel 1969.

"E' vero - ci dice Alessandro - le api da noi per ora stanno meglio che in Toscana. Sento periodicamente  delle ditte dove compro materiale per l'apicoltura e mi hanno confermato che molti apicoltori della nostra regione hanno problemi grossi con la salute delle api. All' Elba evidentemente,  avendo un clima migliore e frequenti fioriture autunno/invernali, le api riescono a sopravvivere meglio delle sorelle toscane".

Un trend, questo, confermato dai primi mesi del 2018. "Per quanto riguarda il nuovo raccolto è ancora presto per fare previsioni perché è iniziato da poco - ci racconta Alessandro Ballini - comunque per ora è già molto meglio dell’anno scorso, grazie soprattutto alla pioggia caduta che a differenza degli anni precedenti è stata più abbondante. Per il resto della stagione qui all'Elba  speriamo in qualche altro sporadico giorno di pioggia da qui ad agosto, mentre per la Toscana d'ora in poi  andrà meglio perché - a differenza dell'isola -  hanno la fioritura dell'acacia, il raccolto più importante, e sembra che quest'anno sia molto bella".

Un'annata eccezionale,dunque? "Per sapere come andranno i raccolti di quest’anno bisognerà aspettare fino ad agosto,  quando tireremo le conclusioni. Sempre con il beneficio del dubbio perché da dieci anni a questa parte  in agricoltura non è più scontato nulla, dalle piogge al freddo, dal caldo al vento, ai pesticidi che vengono usati nelle varie colture;  insomma, è sempre più difficile fare pronostici sulla salute delle api  e sui raccolti delle varie fioriture".

Non sarebbe quindi giusto nè corretto dire, concludendo con una frase ad effetto,  che le api elbane fanno il miele meglio delle altre; diciamo piuttosto che sono più fortunate grazie al microclima dell'isola ed alle sue fioriture fuori stagione e decisamente diversificate fra loro, che permettono ai produttori di confezionare più tipi di miele ogni anno. "Anche questo dipende dalle annate - precisa Alessandro Ballini - comunque di solito riusciamo a fare  millefiori, rosmarino, eucalipto, erica, cardo, melata, corbezzolo, castagno e a volte ma difficilmente anche acacia e lavanda. Questi sono tutti i tipi di miele che si riescono a fare all'Isola d'Elba, anche se è praticamente impossibile farli  tutti in un anno; mediamente, fra  questi sopra elencati, se ne  fanno dai 5 ai 7 tipi per ogni annata di produzione".

All'inteno della eccellenza toscana della produzione di miele, quindi, per l'isola d'Elba quantomeno una tipicità che va ad aggiungersi alle particolarità ed alle attrattive di questo territorio, molte delle quali ancora tutte da scoprire.

Fabio Cecchi
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